Edoardo De Angelis: un regista “visionario”

Una regia meticolosa, che si prende cura di ogni aspetto del racconto cinematografico, lo interiorizza e lo accudisce come fosse un bene prezioso: Edoardo De Angelis rappresenta uno dei più apprezzati registi del panorama italiano attuale. Dopo i cinque Nastri d’Argento e i sei David di Donatello di Indivisibili, il cineasta napoletano torna dietro la macchina da presa per raccontarci una storia intensa con il film Il Vizio della Speranza, al cinema dal 22 novembre.

Formazione ed esordi

Il suo primo cortometraggio – Mistero e passione di Gino Pacino, realizzato nel 2006 a chiusura del percorso di studi in regia al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma – è la storia di un uomo che sogna di fare l’amore con santa Lucia e perde la vista per il senso di colpa. Con questo lavoro vince il 1° “Küstendorf Film and Music Festival”, dove incontra il regista serbo Emir Kusturica e la produttrice Paula Vaccaro, figure importanti che lo aiuteranno a realizzare il suo primo lungometraggio.

L’esordio al cinema avviene così con Mozzarella Stories: una commedia che intreccia la tradizione casearia napoletana alla camorra. Interpretato da Luisa Ranieri, Massimiliano Gallo, Andrea Renzi, Giampaolo Fabrizio e Tony Laudadio, il film ha ottenuto una candidatura ai Nastri d’Argento. Apprezzato dalla critica e dal pubblico, il regista mette mette in scena la guerra (tra campani e cinesi) al monopolio della mozzarella di bufala, senza mai dimenticare il contesto e l’attualità.

Definito da Kusturica “un talento visionario”, nel 2014, insieme al produttore Pierpaolo Verga, fonda la società “O’ Groove”. Scrive, dirige e produce il suo secondo lungometraggio: Perez, presentato in selezione ufficiale fuori concorso alla 71ª Mostra del Cinema di Venezia. Ambientato nel Centro Direzionale di Napoli, il noir ha come protagonista Demetrio Perez, un avvocato d’ufficio che difende i delinquenti, i dimenticati, i perdenti. Rassegnato e inerte, dopo la fine del matrimonio, si trascina nella vita senza entusiasmo. Un giorno a Napoli assiste Luca Buglione, capo camorrista che ha deciso di collaborare con la Giustizia ma alle sue regole. Per recuperare una partita di preziosi diamanti nascosti nella pancia di un toro, Buglione propone a Perez uno scambio: se riuscirà nell’impresa, lo aiuterà a incastrare il giovane camorrista rivale che ha una relazione con la figlia del legale. Solo l’amore lo esorterà finalmente all’azione.

Ancora un successo: il film porta il Premio Castello Aragonese Miglior Regista all’Ischia Film Festival, il Capri Noir Award al Capri Hollywood, il Globo d’Oro e Premio Hamilton a Luca Zingaretti e il Premio Gugliemo Biraghi a Simona Tabasco.

Nel 2016 firma l’episodio dal titolo Magnifico Shock del film in tre episodi Vieni a vivere a Napoli, presentato in anteprima al Bifest. In questo lavoro corale, accanto ai registi Guido Lombardi e Francesco Prisco, De Angelis sceglie di descrivere a suo modo il Meltin Pot di culture che popola la città di Napoli, cuore di tradizioni, accoglienza e contraddizioni.

Indivisibili: una favola “amara” di successo

Nel 2016 Edoardo De Angelis è impegnato con la regia e la sceneggiatura di Indivisibili, film considerato dalla critica un vero “capolavoro”. Presentato alle Giornate degli Autori nell’ambito della Mostra del Cinema di Venezia, la pellicola fa incetta di premi: Premio Pasinetti come Miglior Film e menzione speciale alle gemelle esordienti Angela e Marianna Fontana, Premio FICE, Premio FEDIC, Premio Gianni Astrei, Premio Lina Mangiacapre. Non solo. Miglior Film drammatico al Galà del Cinema e della Fiction Campania, vince poi 6 David di Donatello 2017, 5 Nastri d’Argento, oltre al Premio Guglielmo Biraghi per Angela e Marianna Fontana, Miglior colonna sonora ai Globi d’oro e 8 Ciak d’Oro.

Il regista torna a mostrare la Campania “popolare”, scendendo al suo interno con l’occhio del documentario e l’anima di chi vuole mostrare l’umanità di alcuni personaggi, in particolare delle sorelle Viola e Dasy, gemelle siamesi che, grazie alle loro esibizioni canore ai matrimoni, danno da vivere all’intera famiglia. Quando scoprono che un’operazione chirurgica potrebbe portarle alla “normalità”, la meschinità e la cattiveria del mondo che le circonda viene a galla descrivendo un mondo a tratti brutale.

Il film è ambientato a Castel Volturno, quella porzione di Campania nella quale vivono 20mila immigrati (su una popolazione di quasi 30mila persone), in cui sicurezza, integrazione e buona vivibilità sono solo chimere. Proprio in questo (non) luogo, il regista torna con Il vizio della speranza, il suo ultimo film, al cinema dal 22 novembre, distribuito da Medusa, prodotto insieme a Pierpaolo Verga e Attilio De Razza.

Accanto alla regia, doveroso citare tre film che hanno visto De Angelis sul versante narrativo. Queste le sceneggiature firmate: Andiamo a quel paese (2014) e L’ora legale (2017) di Ficarra e Picone, Vengo anch’io (2018) di Nuzzo e Di Biase.

Il vizio della speranza: note di regia

Scrive De Angelis: «Nel fotogramma passato, presente e futuro. Nessuna presentazione dei personaggi, nessuna divagazione. La storia delle donne e degli uomini è scritta sul corpo: nelle cicatrici il passato, nei gesti il presente, negli occhi il futuro. Il corpo è lo strumento principale della narrazione perché la sua materia mobile esprime la trasformazione dei personaggi; è veicolo tematico in quanto mostra la bellezza ferita di essere umani in attesa di qualcosa o qualcuno, disperati attaccati a un’ultima speranza; infine, il corpo esprime la volontà dell’anima di sovvertire l’ordine della disperazione, attraverso la resistenza e, al momento giusto, la ribellione. Pensate a un inverno freddo, un tempo in cui tutto attorno a noi sembra morto e accendiamo il fuoco per scaldarci, in attesa che cambi. La terra genera, la terra ospita, la terra lascia prosperare e poi sovrasta il corpo morto; il vento soffia sul fuoco e spinge l’acqua del fiume verso la terra, per ravvivarla. La vita si ostina a lottare contro la morte: l’arco del mondo si trasforma attraverso la nascita, la morte e la rinascita. Tutto ciò che resta immobile muore. Ciò che si muove vive. Per chi ha la forza di resistere, il premio è il miracolo del mondo che nasce».

Il vizio della speranza sarà al cinema dal 22 novembre.

2018-11-21T17:10:23+00:00